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Studio sull’efficacia dell’intervento della CEU sulla frequenza delle malattie in Senegal

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acqua potabile per tutti i nuclei famigliari

Le patologie veicolate dall’acqua continuano a costituire un onere particolarmente pesante tra i gruppi vulnerabili e svantaggiati di tutto il mondo, soprattutto nelle economie a basso reddito, in cui il 4% della popolazione (all’incirca 25,5 milioni di persone, pari a una persona su 25) è stata affetta da diarrea nel 2015; di questi, il 60% erano bambini di età inferiore ai cinque anni.
Gli agenti patogeni comprendono batteri, virus, parassiti e alghe potenzialmente presenti nell’acqua. Il disturbo più comune causato da questi patogeni è la diarrea. L’OMS stima che le malattie gastroenteriche siano la causa di 1.5 milioni di morti l’anno. Di questi, 842’000 sono attribuibili all’uso di acqua contaminata. Fra i bambini al di sotto dei 5 anni si calcolano 361’000 morti annue, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

La Casamance, regione rurale nel sud del Senegal, registra il tasso più basso di accesso all’acqua potabile del Paese e ha conosciuto negli ultimi dieci anni importanti interventi proprio con l’obiettivo di migliorare questa situazione nell’ambito del progetto PEPAM (Programme d’Eau Potable et d’Assainissement du Millénaire), fortemente sostenuto dal Governo senegalese e da più ONG internazionali.
Purtroppo, il dipartimento di Bignona, zona d’intervento dell’ONG ticinese Associazione Cooperazione Essere Umani (CEU) attiva da oltre quarant’anni in Casamance, è stato poco toccato dal programma. La scarsità di acqua ha, tra le sue conseguenze, la scarsità dei raccolti: un dramma che sta interessando con un impatto sempre maggiore tutta la Casamance. Un fenomeno che si è accentuato negli ultimi anni a causa della progressiva salinizzazione dell’acqua innescata dai cambiamenti climatici e dalla progressiva pauperizzazione del Paese che ha favorito l’esodo rurale. Un’altra conseguenza di questa situazione, non meno importante, è quella dell’insorgenza di malattie associate al consumo di un’acqua poco salubre. In effetti l’approvvigionamento in acqua in quelle zone risulta dall’attingerla da pozzi superficiali a cielo aperto, esposti a contaminazione batteriologica per vari motivi.

La CEU, sensibile a questa problematica, approfittando della presenza nel sottosuolo della località di Marougoune di una grande quantità d’acqua di ottima qualità ha lanciato nel 2014 un importante progetto di approvvigionamento idrico finanziando una trivellazione che raggiunge una profondità di 150 metri la quale consente, tramite una pompa solare, il riempimento di un serbatoio sospeso di 100m3; quest’ultimo infine alimenta una rete di distribuzione idrica di 10 km. L’impianto, inaugurato nel novembre del 2016, ha consentito l’accesso ad acqua potabile di buona qualità a più di 200 nuclei famigliari, per un totale stimato di circa 2000 persone, residenti in cinque villaggi: Marougoune, Bougoutoub Bani, Bougoutoub Djinobour, Django e Bouto.
Il progetto prevede di estendere la rete idrica a 4 ulteriori villaggi, ossia ad altre 1’000 persone circa.

Prima di procedere a questo ampliamento per il quale manca ancora il finanziamento, il comitato della CEU ha stimato necessario valutare l’impatto e la pertinenza del progetto realizzato finora sulla salute della popolazione.
Durante tre mesi dell’estate 2019, è stato chiesto a tutte le famiglie dei cinque villaggi allacciati alla rete di tenere un registro degli episodi diarroici manifestatisi durante questo periodo di cui sarebbe stato vittima uno o più membri della famiglia. Ogni settimana un agente del servizio sanitario locale istruito a questo scopo passava nelle famiglie per assicurarsi della corretta registrazione dei dati.
Durante lo stesso periodo, una simile registrazione degli episodi diarroici è stata effettuata nei 4 villaggi non ancora allacciati alla rete di acqua potabile.
L’analisi dei risultati conferma l’efficacia della fornitura di acqua potabile di buona qualità sull’incidenza dei casi di diarrea. Durante i 3 mesi d’osservazione 4 famiglie su 10 hanno presentato uno o più casi di diarrea nelle famiglie con l’accesso all’acqua della rete d’acqua potabile, mentre sono state ben 7 su 10 le famiglie ad averne sofferto nei villaggi la cui popolazione attinge l’acqua ai pozzi a cielo aperto. Allo stesso modo si osserva una riduzione di ben 60% delle persone che hanno sofferto di diarrea nei villaggi allacciati alla rete di acqua potabile rispetto agli abitanti dei villaggi non allacciati (7% della popolazione nei primi contro 18% nei secondi).
Le differenze osservate sono statisticamente e altamente significative sia nel caso delle famiglie colpite che in quello delle persone colpite. Si può ipotizzare che queste differenze siano ancora maggiori se si considera la sola popolazione infantile di questi villaggi; sapendo inoltre che sono soprattutto i bambini sotto i cinque anni a soffrire delle conseguenze – a volte letali – di una diarrea in ragione della rapida disidratazione che ne consegue alla loro età, si può misurare il grande beneficio per la salute dei bambini che risulta di un’esposizione minore al rischio di diarrea.
Questi risultati molto incoraggianti non possono che rafforzare la motivazione dei membri della CEU, e di tutti quelli individui o istituzioni che la sostengono, a proseguire la sua azione a favore della popolazione di questa regione del Senegal.

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